Menu Close

Seduti composti o distesi? Il nuovo divano ROBIN di Maisons du Monde regola la profondità

Il nuovo divano ROBIN di Maisons du Monde regola la profondità della seduta: composto per conversare, più ampio quando il salotto diventa il posto in cui distendersi.

Divano ROBIN beige di Maisons du Monde ambientato in un soggiorno contemporaneo

Ci sono divani che sembrano comodi in fotografia e poi impongono una sola postura. Se lo schienale resta troppo arretrato, chi vuole leggere deve riempire il vuoto con i cuscini; se è troppo vicino, una serata davanti a un film perde presto il suo piacere. Il nuovo ROBIN lineare affronta proprio questa differenza quotidiana con uno schienale che scorre. La sua sagoma rimane pulita, ma la seduta può essere più raccolta oppure diventare decisamente profonda. Non è un letto e non prova a sembrarlo: è un divano da tre o quattro posti pensato per accogliere modi diversi di stare in salotto, anche nello stesso pomeriggio.


Il divano ROBIN di Maisons du Monde regola davvero la profondità

Con lo schienale portato in avanti, i 60 centimetri di seduta sostengono bene la schiena durante una conversazione o quando si usa il portatile. Spostandolo indietro si arriva a 93 centimetri di profondità utile, abbastanza per raccogliere le gambe o sdraiarsi di lato. Il movimento avviene tramite un meccanismo in acciaio cromato integrato nella struttura, quindi non serve aggiungere un pouf né spostare il tavolino ogni volta che si cerca una posizione più rilassata.

Divano lineare ROBIN beige con schienale in posizione avanzata

Il vantaggio va però letto insieme all’ingombro reale. ROBIN occupa 255 centimetri in larghezza, 105 in profondità e 85 in altezza, proporzioni adatte a una parete lunga o al centro di un soggiorno ampio. Prima dell’acquisto conviene segnare a terra i 255 per 105 centimetri con del nastro carta e verificare che restino almeno 70 centimetri liberi nei passaggi principali. La seduta è alta 43 centimetri, una quota comoda anche per alzarsi senza sprofondare troppo.

Il beige non resta piatto

Il rivestimento effetto velluto è in poliestere riciclato al 100 per cento. La trapuntatura verticale interrompe la superficie chiara e fa leggere meglio i volumi, mentre i piedi in hevea marrone scuro staccano il divano dal pavimento. A 1.399 euro di listino, la variante beige entra nella promozione indicata in pagina: con il codice vigente per la riduzione del 15 per cento, il prezzo promozionale è 1.189,15 euro. La stessa versione lineare da 255 centimetri è disponibile anche in grigio verde, sempre a 1.399 euro.


Sotto il tessuto, la struttura in pino massello e compensato di eucalipto lavora con cinghie elastiche e molle Nosag. La schiuma della seduta ha densità comprese fra 31 e 34 chilogrammi per metro cubo, mentre schienale e braccioli combinano densità differenti e fibra di poliestere. Sono dettagli che spiegano la sensazione più sostenuta del cuscino trapuntato: chi cerca un effetto morbido e avvolgente dovrebbe provarlo, mentre chi preferisce un appoggio ordinato ne apprezzerà la tenuta.

Dettaglio del divano ROBIN beige con seduta profonda e trapuntatura verticale

Come farlo respirare nel soggiorno

La massa visiva di un divano lungo oltre due metri e mezzo chiede pochi contrappesi. Sul beige funzionano un tavolino in legno medio e una lampada con struttura scura, lasciando ai cuscini uno o due accenti color ruggine, verde oliva o blu polvere. Con la variante grigio verde conviene alleggerire il contorno usando un tappeto écru a pelo corto e tende chiare, così il colore rimane profondo ma il salotto non si chiude.

Per evitare l’effetto parete imbottita, lascia almeno 15 centimetri tra ROBIN e il muro e concentra i quadri sulla parte centrale, non lungo tutti i 255 centimetri. Prima di fissare la disposizione definitiva, prova per un giorno lo schienale in posizione avanzata e per uno in quella arretrata: capirai dove deve fermarsi il tavolino e quanto spazio serve davvero. È il modo più semplice per usare la profondità regolabile come una funzione quotidiana, non come un meccanismo dimenticato.


Foto: Maisons du Monde